Un utente di questo mio piccolo spazio virtuale mi ha segnalato un articolo. Un articolo di Loredana Lipperini su La Repubblica, in cui si parla di Anonimi nel mondo dell'editoria. Conosco Loredana da qualche anno, la reputo una donna intelligente e una penna ricercata. Ho sempre evitato di citare per nome persone e romanzi, ma non posso non consigliarvi i suoi lavori, Ancora dalla parte delle bambine su tutti.
Il tono del suo articolo è chiaro, polemico quanto basta per non risultare sospetto, poco sopra le righe. Uno stralcio:
(...)su dieci libri, “tre sono stati consigliati dalle agenzie letterarie, sei sono stati scritti da parenti di editor o scrittori o presidenti o amministratori, uno è stato scelto dal mucchio di manoscritti”; un paio di best-seller sono stati scritti da un ghost-writer; le fascette “romanzo rivelazione” aiutano a vendere. Fin qui.
Mi lascia però perplesso quel "fin qui" finale. Cosa si intende per "Fin qui"? Simili romanzi possono solo vendere e non entrare nella storia? A me risulta che alcuni di questi romanzi siano diventati best seller, quindi conosciuti persino ai non lettori, il popolo bue di cui vi ho parlato tempo fa. Oppure "Fin qui" vuol dire che, anche se estremizzato, il mio ragionamento è corretto?
Cosa vuol dire "Fin qui?"
sabato 3 dicembre 2011
Fin qui
Consigli per gli esordienti
Quando inviate un manoscritto a un editor, o a una casa editrice, evitate di spedire un romanzo vero e proprio, con tanto di copertina rigida e copertina. Specie se il romanzo è già stato pubblicato a pagamento. E' fastidioso per tre semplici motivi:
- La dice lunga sulla personalità dell'autore.
- E' scomodo correggere il materiale.
- A nessuno importa se avete o meno pubblicato. Specie se a pagamento.
Risposta: i romanzi verità
La domanda era:
"Con tutte le altre cose che sono successe nel mondo e nel nostro paese, come mai non sono usciti più decine e decine di romanzi-verità? La risposta è meno scontata di quanto sembri ed è collegata, in parte, ai concorsi letterari, al pubblico di massa e alla televisione."
Ho letto le vostre risposte e le ho trovate interessanti. Ma ce ne sono un paio che mi hanno colpito. Ve le ripropongo.
Paprika ha scritto: credo che la risposta vada cercata nel generale appiattimento culturale della scena italiana, ovvero nel tentativo di livellare ogni proposta editoriale, e nello specifico di limitare e "chiudere" il panorama editoriale nelle beghe di casa nostra e nei circoli degli amici, come in effetti sta succedendo, ed è già successo; con il grande aiuto della televisione, appunto.
Cuk ha scritto: certi argomenti non sono temi graditi a chi centellina l'informazione in italia, non lo saranno nemmeno a chi dirige l'editoria (volendo proprio considerare distinte queste due categorie di persone).
Queste risposte sono vere solamente in parte. Davanti alle grandi calamità naturali la copertura mediatica è invadente, enorme, cerca sempre chiavi di lettura diverse, dalla scienza ai casi umani. Ma non è sufficiente. Oramai persino i bambini sanno che la televisione ci mostra ciò che vogliamo vedere e solo per un breve lasso di tempo. Non appena il fenomeno trattato si sgonfia, la televisione perde interesse, spegne i riflettori e si dedica ad altro. I romanzi verità si ripropongono quindi di raccontare la storia in modo personale, ora con gli occhi di ha vissuto il fenomeno, ora con gli occhi di sedicenti esperti che avevano previsto tutto.
E i concorsi letterari? E il pubblico di massa?
E' presto detto. Raramente i romanzi verità vincono premi importanti e se ci riescono lo devono unicamente al battage pubblicitario della casa editrice, capace di scovare "blogger interessanti" o "ragazzi e ragazze con un passato difficile, fatto di sesso e droghe".
I romanzi verità uniscono tutte le categorie di pubblico, sia quello di massa che quello di nicchia. Come ci riescono? Per il primo pubblico, composto per lo più da lettori modaioli, basta solamente diffondere il passaparola; il resto vien da sé. Il secondo pubblico invece, che ha fama di essere più esigente, si concentra su quei romanzi verità che dichiarano di dire appunto la verità, senza mezzi termini, con tanto di scrittura epilettica e immagini atroci e truci. Per stile epilettico. Intendo. Uno. Stile. Composto. Da. Frasi. Brevi. Come. Questa. Le immagini atroci e truci sono quelle gratuite, quelle che non c'entrano niente con la storia e che mettono in pericolo la sospensione dell'incredulità.
In breve: i romanzi verità prendono per il culo tutti, persino quelli che si sentono furbi. Però raramente vincono premi letterari. Come mai allora ultimamente sono diminuiti? Negli anni passati compariva un romanzo verità per ogni occasione, anche per episodi secondari come scippi e rapine (secondari rispetto alle grandi calamità naturali e non di cui sopra).
La pacchia è finita in parte quando i mezzi d'informazione (televisioni, giornali e internet) si sono fatti invadenti ed esaurienti, monopolizzando il pubblico di massa e di nicchia. Ma il colpo di grazia è stato assestato dai lettori altri, quelli che non rientrano in nessuna delle due categorie. A loro semplicemente non importa di leggere cosa è accaduto o cosa potrebbe accadere. A loro basta leggere un articolo o due, vedere un notiziario, per potersi sentire appagati e ripagati dell'attenzione.
Il tracollo dei romanzi verità è dovuto all'accesso di informazione ma anche al generale menefreghismo. Per questo gli editori hanno cominciato a puntare su pochi scrittori, per lo più esordienti; quelli che hanno vissuto le varie tragedie e sono pronti a descriverle; quelli che si rivolgono ai giovani. Perché è questo il nuovo zoccolo duro delle case editrici, sebbene la percentuale di lettori, in Italia, sia assai esigua.
"Con tutte le altre cose che sono successe nel mondo e nel nostro paese, come mai non sono usciti più decine e decine di romanzi-verità? La risposta è meno scontata di quanto sembri ed è collegata, in parte, ai concorsi letterari, al pubblico di massa e alla televisione."
Ho letto le vostre risposte e le ho trovate interessanti. Ma ce ne sono un paio che mi hanno colpito. Ve le ripropongo.
Paprika ha scritto: credo che la risposta vada cercata nel generale appiattimento culturale della scena italiana, ovvero nel tentativo di livellare ogni proposta editoriale, e nello specifico di limitare e "chiudere" il panorama editoriale nelle beghe di casa nostra e nei circoli degli amici, come in effetti sta succedendo, ed è già successo; con il grande aiuto della televisione, appunto.
Cuk ha scritto: certi argomenti non sono temi graditi a chi centellina l'informazione in italia, non lo saranno nemmeno a chi dirige l'editoria (volendo proprio considerare distinte queste due categorie di persone).
Queste risposte sono vere solamente in parte. Davanti alle grandi calamità naturali la copertura mediatica è invadente, enorme, cerca sempre chiavi di lettura diverse, dalla scienza ai casi umani. Ma non è sufficiente. Oramai persino i bambini sanno che la televisione ci mostra ciò che vogliamo vedere e solo per un breve lasso di tempo. Non appena il fenomeno trattato si sgonfia, la televisione perde interesse, spegne i riflettori e si dedica ad altro. I romanzi verità si ripropongono quindi di raccontare la storia in modo personale, ora con gli occhi di ha vissuto il fenomeno, ora con gli occhi di sedicenti esperti che avevano previsto tutto.
E i concorsi letterari? E il pubblico di massa?
E' presto detto. Raramente i romanzi verità vincono premi importanti e se ci riescono lo devono unicamente al battage pubblicitario della casa editrice, capace di scovare "blogger interessanti" o "ragazzi e ragazze con un passato difficile, fatto di sesso e droghe".
I romanzi verità uniscono tutte le categorie di pubblico, sia quello di massa che quello di nicchia. Come ci riescono? Per il primo pubblico, composto per lo più da lettori modaioli, basta solamente diffondere il passaparola; il resto vien da sé. Il secondo pubblico invece, che ha fama di essere più esigente, si concentra su quei romanzi verità che dichiarano di dire appunto la verità, senza mezzi termini, con tanto di scrittura epilettica e immagini atroci e truci. Per stile epilettico. Intendo. Uno. Stile. Composto. Da. Frasi. Brevi. Come. Questa. Le immagini atroci e truci sono quelle gratuite, quelle che non c'entrano niente con la storia e che mettono in pericolo la sospensione dell'incredulità.
In breve: i romanzi verità prendono per il culo tutti, persino quelli che si sentono furbi. Però raramente vincono premi letterari. Come mai allora ultimamente sono diminuiti? Negli anni passati compariva un romanzo verità per ogni occasione, anche per episodi secondari come scippi e rapine (secondari rispetto alle grandi calamità naturali e non di cui sopra).
La pacchia è finita in parte quando i mezzi d'informazione (televisioni, giornali e internet) si sono fatti invadenti ed esaurienti, monopolizzando il pubblico di massa e di nicchia. Ma il colpo di grazia è stato assestato dai lettori altri, quelli che non rientrano in nessuna delle due categorie. A loro semplicemente non importa di leggere cosa è accaduto o cosa potrebbe accadere. A loro basta leggere un articolo o due, vedere un notiziario, per potersi sentire appagati e ripagati dell'attenzione.
Il tracollo dei romanzi verità è dovuto all'accesso di informazione ma anche al generale menefreghismo. Per questo gli editori hanno cominciato a puntare su pochi scrittori, per lo più esordienti; quelli che hanno vissuto le varie tragedie e sono pronti a descriverle; quelli che si rivolgono ai giovani. Perché è questo il nuovo zoccolo duro delle case editrici, sebbene la percentuale di lettori, in Italia, sia assai esigua.
Di ritorno
Sono tornato da poche ore. Speravo di trovare delle risposte interessanti in merito alla mia ultima riflessione, ma non è stato così. Anzi. Il mio piccolo spazio virtuale è stato invaso da persone che non conosco, che non voglio conoscere, ma che presumono di conoscere me.
Credo sia duopo fare dei piccoli chiarimenti. Per i più pigri, per quelli che non hanno abbastanza voglia (o interesse) di rileggersi il primissimo articolo. Prima di tutto sono un editor freelance, collaboro con più editori e tutte le mie velleità artistiche le ho già espresse in vari modi. Sarebbe bello fare pubblicità ai miei romanzi, o agli autori che secondo alcuni vorrei esaltare, ma non è per questo che ho aperto un blog. Altrimenti l'avrei detto subito.
La Vera Editoria nasce, e morirà, parlando di dinamiche editoriali. Se per qualcuno questi discorsi sono banali e scontati non è colpa mia. Forse queste persone sono più sagge di quanto sembrino, conoscono già i meccanismi editoriali. In questo caso tanto di cappello, complimenti davvero. Perché dunque non aprite una vostra casa editrice o non cercate di diventare amici di amici di amici?
Presumo allora, perché è logico presumere, che proprio queste persone aprano bocca per il puro gusto di farlo. Fare nomi? Chiunque abbia un minimo di intelligenza avrà già capito a chi mi sono riferito, come il signor Falconi, con cui mi sono sentito in privato. Fare nomi e cognomi direttamente non è divertente, ma soprattutto potrebbe costarmi la carriera. Perché alcune cose, su alcune persone, le conoscono in pochi. E non ci vuole un genio per fare 2 + 2, che per inciso fa 4. Questo per chi ama le cifre, così tanto da mettere in dubbio ciò che ho detto sulla base di costrutti mentali inutili.
Ipocrita io? Non ho mai detto di non esserlo. Campo di merda ma sempre di merda si tratta. Negarlo renderebbe anche me, automaticamente, una merda.
Rispondo inoltre a chi ha travisato le mie parole. Io NON ho scritto che si pubblica solo per raccomandazione. Ho detto che, in linea di massima, per quello che ho potuto vedere, su tot esordienti, il 30% sono consigliati da agenzie letterarie, il 60% sono amici di amici e solo il 10% sono esordienti puri. Da qui a parlare di agenzie letterarie come ricettacoli di raccomandazioni ce ne passa. E aggiungo: chi ha mai detto che i raccomandati sono delle capre ignoranti? Alcuni hanno idee interessanti, altri non dovrebbero neppure pensare di esistere come scrittori.
Sulla mia scrivania sono spesso capitati manoscritti consigliati da agenzie letterarie. Hanno la precedenza, questo è vero, ma vi siete chiesti perché? Per il semplice fatto che un'agenzia letteraria dispone di editor e di esperti. In questo caso so per certo che il romanzo sarà scritto in modo decente, avrà una storia decente e sarà scevro di errori grammaticali. Comodo, non trovate? Ciò però non toglie che ho spesso rifiutato questi "consigli", per gusto personale o per limiti oggettivi.
Cercate quindi, o cari visitatori occasionali, di non attribuirmi cose che non ho detto. Non sono la vostra puttana e non intendo esserlo. Se siete qui o siete lettori accaniti che cercano la verità o invidiosi frustrati o scrittori con la coda di paglia. In ogni caso, se cercate le discussioni infuocate, potete andare altrove.
Chi sa leggere ha visto che io ho spiegato in più di un'occasione le dinamiche editoriali. E sono solo all'inizio. Nessuno scrittore, per il momento, si è lamentato. Qualcosa vorrà pur dire, giusto? Ora mi aspetto un'invasione di pseudoesordienti armati di spada, pronti a tagliarmi la lingua, ma ciò non toglie che la mia sia pura onestà intellettuale.
Non vi sta bene? Addio. Cercate però di non rompere le palle a chi vuole davvero imparare qualcosa o approfondire qualcosa. Perché non ho la pretesa di insegnare niente a nessuno. Voglio solo mettervi a parte delle mie esperienze, tutto qua.
Col vostro permesso, ditemi quando volete la risposta alla mia precedente domanda. Sono a vostra disposizione.
Piccola nota di chiusura:
Un anonimo, l'ennesimo, ha scritto che io avrei fatto degli errori che un editor normalmente non farebbe. Dal momento che sono egocentrico, come tutti i letterati, e presuntuoso, come tutti gli editor, chiedo a questo millantatore di segnalarmi le frasi incriminate. E non si accettano errori di battitura; secondo questa logica dovrei cestinare l'80% dei postulanti che bussano alla mia porta.
Ipocrita io? Non ho mai detto di non esserlo. Campo di merda ma sempre di merda si tratta. Negarlo renderebbe anche me, automaticamente, una merda.
Rispondo inoltre a chi ha travisato le mie parole. Io NON ho scritto che si pubblica solo per raccomandazione. Ho detto che, in linea di massima, per quello che ho potuto vedere, su tot esordienti, il 30% sono consigliati da agenzie letterarie, il 60% sono amici di amici e solo il 10% sono esordienti puri. Da qui a parlare di agenzie letterarie come ricettacoli di raccomandazioni ce ne passa. E aggiungo: chi ha mai detto che i raccomandati sono delle capre ignoranti? Alcuni hanno idee interessanti, altri non dovrebbero neppure pensare di esistere come scrittori.
Sulla mia scrivania sono spesso capitati manoscritti consigliati da agenzie letterarie. Hanno la precedenza, questo è vero, ma vi siete chiesti perché? Per il semplice fatto che un'agenzia letteraria dispone di editor e di esperti. In questo caso so per certo che il romanzo sarà scritto in modo decente, avrà una storia decente e sarà scevro di errori grammaticali. Comodo, non trovate? Ciò però non toglie che ho spesso rifiutato questi "consigli", per gusto personale o per limiti oggettivi.
Cercate quindi, o cari visitatori occasionali, di non attribuirmi cose che non ho detto. Non sono la vostra puttana e non intendo esserlo. Se siete qui o siete lettori accaniti che cercano la verità o invidiosi frustrati o scrittori con la coda di paglia. In ogni caso, se cercate le discussioni infuocate, potete andare altrove.
Chi sa leggere ha visto che io ho spiegato in più di un'occasione le dinamiche editoriali. E sono solo all'inizio. Nessuno scrittore, per il momento, si è lamentato. Qualcosa vorrà pur dire, giusto? Ora mi aspetto un'invasione di pseudoesordienti armati di spada, pronti a tagliarmi la lingua, ma ciò non toglie che la mia sia pura onestà intellettuale.
Non vi sta bene? Addio. Cercate però di non rompere le palle a chi vuole davvero imparare qualcosa o approfondire qualcosa. Perché non ho la pretesa di insegnare niente a nessuno. Voglio solo mettervi a parte delle mie esperienze, tutto qua.
Col vostro permesso, ditemi quando volete la risposta alla mia precedente domanda. Sono a vostra disposizione.
Piccola nota di chiusura:
Un anonimo, l'ennesimo, ha scritto che io avrei fatto degli errori che un editor normalmente non farebbe. Dal momento che sono egocentrico, come tutti i letterati, e presuntuoso, come tutti gli editor, chiedo a questo millantatore di segnalarmi le frasi incriminate. E non si accettano errori di battitura; secondo questa logica dovrei cestinare l'80% dei postulanti che bussano alla mia porta.
Lasciatemi inoltre replicare a questa stronzata: "C'è poi un fraintendimento generale. Ho visto in giro parecchie persone che credono che le case editrici investano grosse cifre in pubblicità per promuovere i libri fantasy di questo o quel tale. Non funziona così. Le case editrici (e molti altri tipi di aziende) stanziano un budget pubblicitario di base uguale all'incirca per tutti i "prodotti"; questo budget poi aumenta di una percentuale degli introiti del libro stesso. Ovvero, un libro molto pubblicizzato è un libro che già sta vendendo: la casa editrice vede che è un buon "cavallo" e ci punta sopra ancor di più - ma sempre ed esclusivamente soldi che il "cavallo" stesso procura."
Carissimo Spider, questo dimostra che non capisci niente di editoria. Il tuo discorso è un discorso a metà, vale per il 33% dei casi. Bisogna considerare infatti quei romanzi che floppano clamorosamente e che hanno bisogno di maggiore visibilità - operazioni inutile, nella maggior parte dei casi - e quei romanzi che partono subito "col botto". Eppure, in quest'ultimo caso, gli editori non conoscono ancora i dati di vendita. Credo che questa mia ultima riflessione renda inutile quanto hai detto nei tuoi tremila commenti, a parer mio inutili (e no, "inutile" non è una ripetizione, sottolinea solo la mia amarezza).
Carissimo Spider, questo dimostra che non capisci niente di editoria. Il tuo discorso è un discorso a metà, vale per il 33% dei casi. Bisogna considerare infatti quei romanzi che floppano clamorosamente e che hanno bisogno di maggiore visibilità - operazioni inutile, nella maggior parte dei casi - e quei romanzi che partono subito "col botto". Eppure, in quest'ultimo caso, gli editori non conoscono ancora i dati di vendita. Credo che questa mia ultima riflessione renda inutile quanto hai detto nei tuoi tremila commenti, a parer mio inutili (e no, "inutile" non è una ripetizione, sottolinea solo la mia amarezza).
Per concludere, spero abbiate notato che in questo articolo ho usato volutamente alcuni termini arcaici, questo per dimostrare che uno scrive come vuole, senza doversi per forza attribuire un'età. Ho forse detto di avere 80 anni? Potrei averne anche quaranta o cinquanta. Chi può dirlo? Di certo non voi. Cercate prima di tutto di non presumere. Io posso, voi no.
I romanzi verità
Domani mattina prenderò un treno. Mancano solo poche ore, poi sarò finalmente a Torino. Il Salone Internazionale del Libro di Torino aprirà i battenti il 13 maggio, ma io non ho intenzione di partecipare. Troppe teste di cazzo, troppa gentaglia che spaccia merda per oro e oro per merda. La qualità non sempre paga, ma sullo squallore si può sempre contare. Alcuni lettori mi hanno segnalato una presentazione "fantasy" con Falcone, Dimitri, Rosso e qualcun altro. Il primo nome non è un errore, proprio non merita la mia attenzione; il secondo ha talento ma sta perdendo colpi (bastarde logiche commerciali), la terza non dovrebbe neppure esistere. Spero di sopravvivere al fatto che non andrò a sentirli.
La verità è che ho una serie di appuntamenti pre-Fiera, quando ancora non c'è calca, quando riuscirò ancora a parlare con i miei contatti senza urlare a squarciagola. Anche se so già che non caverò un ragno dal buco. Combattere contro i mulini a vento non è il mio mestiere, ammesso che ne abbia uno. Alle volte mi sento un carceriere, altre un povero pazzo che spera ancora nella speranza stessa.
Pazienza. Ce ne vuole davvero tanta.
Oggi vorrei lasciarvi con una riflessione, darvi qualcosa su cui pensare. Quando si verificano delle calamità naturali, spuntano sempre romanzi, come funghi, pronti a testimoniare le miserie dell'uomo. Il terremoto in Abruzzo ne è un esempio lampante. Ho contato una decina di libri, ma potrei averne dimenticati un paio. Questi libri hanno venduto? Sì. Tanto? Non tutti. Quelli che hanno venduto bene si sono assestati attorno alle 5000, 7000 copie, che per una simile operazione commerciale è davvero poco.
Ciò che voglio chiedervi è questo: con tutte le altre cose che sono successe nel mondo e nel nostro paese, come mai non sono usciti più decine e decine di romanzi-verità? La risposta è meno scontata di quanto sembri ed è collegata, in parte, ai concorsi letterari, al pubblico di massa e alla televisione.
A voi la parola.
La verità è che ho una serie di appuntamenti pre-Fiera, quando ancora non c'è calca, quando riuscirò ancora a parlare con i miei contatti senza urlare a squarciagola. Anche se so già che non caverò un ragno dal buco. Combattere contro i mulini a vento non è il mio mestiere, ammesso che ne abbia uno. Alle volte mi sento un carceriere, altre un povero pazzo che spera ancora nella speranza stessa.
Pazienza. Ce ne vuole davvero tanta.
Oggi vorrei lasciarvi con una riflessione, darvi qualcosa su cui pensare. Quando si verificano delle calamità naturali, spuntano sempre romanzi, come funghi, pronti a testimoniare le miserie dell'uomo. Il terremoto in Abruzzo ne è un esempio lampante. Ho contato una decina di libri, ma potrei averne dimenticati un paio. Questi libri hanno venduto? Sì. Tanto? Non tutti. Quelli che hanno venduto bene si sono assestati attorno alle 5000, 7000 copie, che per una simile operazione commerciale è davvero poco.
Ciò che voglio chiedervi è questo: con tutte le altre cose che sono successe nel mondo e nel nostro paese, come mai non sono usciti più decine e decine di romanzi-verità? La risposta è meno scontata di quanto sembri ed è collegata, in parte, ai concorsi letterari, al pubblico di massa e alla televisione.
A voi la parola.
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